Baicoli veneziani per Sant’Ignazio

I baicoli veneziani, biscotti secchi e sottili sono tipici della tradizione e serviti solitamente con zabaione o cioccolata calda

Buongiorno amici ed amiche, eccoci in un lampo arrivati a Luglio….
…Luglio?! Ma ho capito bene?
Ebbene sì, ahimè…è proprio così!
Il tempo è volato, questo periodo di lockdown ci ha completamente sfasato (parlo per me, ma non credo di essere la sola in queste condizioni) e in un lampo…siamo già in piena estate.
Come sempre, ogni primo del mese io e le amiche Miria e Monica, arriviamo puntualissime con la rubrica “Alla mensa coi Santi” e questa volta io voglio parlarvi di un Santo speciale, Sant’Ignazio di Loyola, al quale sono legati questi biscotti della tradizione, i baicoli veneziani.
Ho amato la consistenza di questi biscottini a metà fra un frollino ed una fetta biscottata…
Sono sottili, croccantissimi ed appena dolci; la tradizione li vuole serviti con dello zabaione, cioccolata calda o creme per poterli immergere; io però anticonformista li ho amati inzuppati nel latte bianco e freddo.
Si conservano molto bene chiusi in una scatola ermetica, infatti vi confermo che hanno allietato felicemente le mie colazioni per diverse mattine!
Sapete la leggenda cosa narra?
Sant’Ignazio avrebbe dovuto raggiungere la Terra Santa con la nave e stipulò un patto, diciamo così, con il capitano: avrebbe viaggiato gratis se avesse portato con sè una grande quantità di questi biscotti, quantità tale da bastare per tutto il viaggio.
Questi biscotti, abbastanza croccanti, vengono definiti duri come il temperamento del Santo, che lo ha sempre portato a concentrarsi su obiettivi lontani.



Sant’Ignazio, grande protagonista della Riforma cattolica nel XVI secolo, nacque ad Azpeitia, un paese basco, nel 1491; ultimo di numerosi fratelli, rimase presto orfano di madre.
Avviato dal padre alla vita del cavaliere, durante una convalescenza in seguito alle gravi ferite riportate durante la battaglia di Pamplona, si ritrovò a leggere dei libri cristiani; rimase profondamente colpito dalla vita di Gesù, e questo lo portoò a convertirsi.
Deciso quindi a mettersi pienamente al servizio di Dio, programmò un viaggio in Terra Santa: la sola idea lo riempiva di gioia.
All’abbazia benedettina di Monserrat fece una confessione generale, si spogliò degli abiti cavallereschi e fece voto di castità perpetua.
Successivamente, nella cittadina di Manresa per più di un anno condusse vita di preghiera e di penitenza; fu qui che vivendo presso il fiume Cardoner decise di fondare una Compagnia di consacrati.
Da solo in una grotta prese a scrivere una serie di meditazioni e di norme, che successivamente rielaborate formarono i celebri Esercizi Spirituali.
Le penitenze ed i digiuni però, indeboliscono il suo fisico già provato dalle ferite di guerra; nonostante ciò, ottiene nel 1523 il permesso papale per partire verso la Terra Santa, dopo aver donato i suoi beni ed essere diventato a tutti gli effetti un pellegrino.
Il viaggio però dura poco, e, rientrato in Europa Ignaziotrascorre alcuni anni a Parigi, impegnato a studiare meglio la grammatica e le lettere; fonda la compagnia di “Gesù, con voto di povertà, castità ed umiltà.
L’attività dei Preti pellegrini, quelli che in seguito saranno i Gesuiti, si sviluppa un po’in tutto il mondo; il 27 settembre 1540 papa Paolo III approvò ed ufficializzò la Compagnia di Gesù.
La regola prevedeva l’obbedienza al papa e la disponibilità all’insegnamento del catechismo; Ignazio così si stabilisce definitivamente a Roma, dove morì il 31 luglio 1556.
Proclamato santo il 12 marzo 1622 da papa Gregorio XV, gli vengono attribuiti molti prodigi, ed è patrono dei militari e di tutta la gioventù.
Viene festeggiato e ricordato il giorno della sua morte, il 31 luglio.

Notizie prese dal sito Santi e beati.it / oraesatta.info

A parte la leggenda legata a Sant’Ignazio, questi biscotti hanno un’origine antichissima, legata a Venezia Repubblica Marinara; essendo molto secchi e croccanti, conservati in scatole di latta, erano perfetti per essere portati nei lunghi viaggi in nave, rimanendo per parecchio tempo commestibili.
Secondo varie fonti, il nome deriva da quello locale del cefalo in taglia piccola; nel Dizionario del dialetto veneziano pubblicato nel 1829, Giuseppe Boerio descrisse il baicolo come segue: “Pasta reale condita di zucchero, spugnosa, biscottata, che s’inzuppa nel caffè o simili bevande. Dicesi baicolo per similitudine, benché grossolana, alla figura dei piccolissimi cefali, chiamati appunto Baicoli”

Da Wikipedia


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Baicoli veneziani
I baicoli veneziani, biscotti secchi e sottili sono tipici della tradizione e serviti solitamente con zabaione o cioccolata calda
baicoli veneziani
Tempo di preparazione 15 minuti
Tempo di cottura 15 minuti
Tempo Passivo 2 e 1/2 ore
Porzioni
teglie
Ingredienti
Tempo di preparazione 15 minuti
Tempo di cottura 15 minuti
Tempo Passivo 2 e 1/2 ore
Porzioni
teglie
Ingredienti
baicoli veneziani
Istruzioni
  1. In una ciotola disporre la farina a fontana, aggiungere il lievito sciolto in qualche cucchiaio di latte appena tiepido ed impastare, ottenendo un composto piuttosto secco. Lasciarlo riposare mezz'ora, poi adagiarlo su una spianatoia, sempre creando un buco nel mezzo.
  2. Montare a neve l'albume. Incorporare nell'impasto secco il burro fatto a pezzettini, lo zucchero, il resto del latte ed impastare; unire anche l'albume. Impastare per un po', ottenendo un morbido composto malleabile.
  3. Rivestire una teglia con carta forno e formare col composto quattro lunghi salsicciotti di forma cilindrica, di circa 3 cm di diametro, leggermente schiacciati nel centro e abbastanza distanziati fra loro. Lasciarli lievitare coperti con un canovaccio in un luogo tiepido al riparo da correnti d'aria (io li ho lasciati nel forno spento ma con la luce accesa) per altre due ore circa.
  4. Una volta trascorso il tempo di lievitazione, accendere il forno e portarlo ad una temperatura di 180° con funzione statica; infornare e cuocere per 10 minuti, non devono dorare. Togliere i cilindri dal forno e farli raffreddare, lasciandoli riposare una giornata intera. Successivamente, con un coltello affilato, tagliarli a fettine molto sottili (3-4 mm se ci riuscite).
  5. Adagiare le fettine ottenute di nuovo su una teglia, e metterle in forno acceso a tostare per diversi minuti; attenzione, vanno tenute d'occhio perchè devono dorarsi appena e, essendo molto sottili, bruciacchiarle è un attimo! Una volta biscottati i baicoli, lasciarli raffreddare nuovamente e conservarli in scatole di latta o ermetiche ben chiuse.
Recipe Notes

Qusti biscotti si possono conservare per parecchio tempo, se conservati ben chiusi al riparo dall'umidità.

Ricetta presa dal sito Aleteia.org


alla mensa coi santi

Questo mese Miria ci presenterà il Sarchiapone di Atrani per Maria Maddalena; Monica invece preparerà le pizzelle fritte per Sant.Anna.

Come sempre potrete visionare tutte le ricette pubblicate finora, cliccando sull’immagine come quella riportata qui sopra, che trovate a lato destro del blog.
Vi diamo appuntamento al prossimo mese con altre ricette della nostra bella tradizione italiana!

Io vi abbraccio, buon Luglio e buona estate a tutti voi; pensiamo sempre positivo e…a presto!

simona




Dolce di Sant’ Antonio da Padova

Il dolce di Sant’Antonio da Padova è sublime e delicato; la base è un guscio di sfoglia che contiene un delizioso e soffice ripieno profumato.

Quando insieme alle amiche Miria e Monica, per l’appuntamento con la rubrica “Alla mensa coi Santi” abbiamo deciso la ricetta per il mese di Giugno, ho pensato subito a questo dolce….da sposina spesso mi recavo in veneto con i miei suoceri a trovare i parenti, e spesso questo era il dolce che ci veniva offerto, del quale ero affascinata e, lo ammetto anche particolarmente ghiotta.
Mi sono messa a studiare un po’ la ricetta e sinceramente all’inizio mi sono un poco spaventata: mi sembrava complicata e difficile da realizzare per una pasticciona come me.
Poi mi ci sono buttata e…che dire?!
E’ stato molto più semplice di quanto immaginassi.
Il risultato, che potete vedere da voi, coi vostri occhi, è un dolce molto scenografico, e sublime….oserei dire ancor più buono il giorno dopo della sua realizzazione e cottura.
Il dolce di Sant’Antonio da Padova si compone di un guscio di pasta sfoglia ripieno di un morbido impasto montato molto bene, proprio per renderlo particolarmente spumoso e sofficissimo, e con alla base una parte di canditi, frutta essiccata e mandorle tritate.
Ho visto diverse ricette in rete, ma quella che mi ha maggiormente colpito, e dal quale ho preso spunto, è quella della bravissima Francesca del blog “La maggiorana persa“…se non la conoscete vi consiglio di fare un giro sul suo blog, io lo adoro.



Questo dolce riprende la tradizione, dove si racconta che i frati della basilica regalavano un pane ai poveri per alleviare le loro sofferenze; ancor oggi è spesso acquistato da chi si reca lì in visita o pellegrinaggio, ed è proprio tipico della città di Padova, dove lo si può trovare in tutte le pasticcerie.
La sua forma vuole ricordare la cupola della basilica con le punte della sfoglia a riprendere un po’ le guglie.
E che dire di Sant’Antonio?
Io gli sono molto devota, spesso lo invoco ma ahimè, ammetto di non essere mai stata a Padova per poterlo pregare e far visita alla sua basilica bellissima e tanto ammirata.
Fernando di Buglione è il suo vero nome e nasce a Lisbona nel 1195.
A 15 anni è novizio nel monastero di San Vincenzo, tra i Canonici Regolari di Sant’Agostino e nel 1219, a 24 anni, viene ordinato prete.
Nel 1220 giungono a Coimbra i corpi di cinque frati francescani decapitati in Marocco, dove si erano recati a predicare per ordine di Francesco d’Assisi; ottenuto il permesso dal provinciale francescano di Spagna e dal priore agostiniano, Fernando entra nel romitorio dei Minori mutando il nome in Antonio.
Invitato al Capitolo generale di Assisi, arriva con altri francescani a Santa Maria degli Angeli dove ha modo di ascoltare Francesco, ma non di conoscerlo personalmente.
Per circa un anno e mezzo vive nell’eremo di Montepaolo, poi su mandato dello stesso Francesco, inizierà a predicare in Romagna e poi nell’Italia settentrionale e in Francia. Nel 1227 diventa provinciale dell’Italia settentrionale proseguendo nell’opera di predicazione.
Il 13 giugno 1231 si trova a Camposampiero e, sentondosi male, chiede di rientrare a Padova, dove vuole morire: spirerà nel convento dell’Arcella.

La data della sua festa è il 13 di giugno, ed è anche il protettore dei poveri e degli affamati, viene inoltre invocato per il ritrovamento degli oggetti smarriti….mia nonna Gina me lo faceva spesso invocare quando non trovavo qualcosa, e miracolosamente poi, il tutto saltava sempre fuori!
Il suo emblema è il giglio bianco con il quale viene raffigurato e i suoi numerosi miracoli in vita e dopo la morte, hanno ispirato molti artisti fra cui Tiziano, che ha dipinto il ciclo dei Miracoli di sant’Antonio da Padova nella Scuola del Santo a Padova, e Donatello.

Dal sito Santiebeati.it


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Dolce di Sant' Antonio da Padova
Il dolce di Sant'Antonio da Padova è sublime e delicato; la base è un guscio di sfoglia che contiene un delizioso e soffice ripieno profumato.
dolcve di Sant'Antonio da Padova
Tempo di preparazione 20 minuti
Tempo di cottura 35 minuti
Porzioni
persone
Tempo di preparazione 20 minuti
Tempo di cottura 35 minuti
Porzioni
persone
dolcve di Sant'Antonio da Padova
Istruzioni
  1. Nella planetaria con la frusta per montare, versare le uova con lo zucchero e la vaniglia bourbon; iniziare a montare ottenendo un composto gonfio e spumosissimo ( è possibile anche utilizzare le fruste elettriche). Tagliare il burro a tocchetti e scioglierlo nel microonde o a bagnomaria.
  2. Tritare metà delle mandorle e frantumarne la rimanente parte lasciandole a pezzetti abbastanza grossolani. Setacciare la farina con la fecola.
  3. Srotolare la pasta sfoglia ed adagiarla insieme alla sua carta antiaderente dentro ad uno stampo con cerniera del diametro di 20 cm, facendolo aderire ma lasciando i bordi ripiegati per bene verso l'esterno. Spalmare il fondo con la confettura di albicocche, spolverizzare con la farina di mandorle, poi adagiarci le mandorle a tocchetti, i canditi e le uvette.
  4. Versare il burro fuso tiepido nel composto gonfio di uova e zucchero, amalgamandolo delicatamente; unire al tutto la farina e la fecola setacciate insieme, sempre con una spatola mescolando dall'alto verso il basso, facendo molta attenzione a non smontare l'impasto ottenuto.
  5. Rovesciare il composto nel guscio di sfoglia, e ripiegarne il lembi con delicatezza, perchè non affondino, sull’impasto. Infornare a 180 gradi per 30-35 minuti con forno statico e, una volta cotto, lasciare nel forno spento con sportello chiuso per 5 minuti. Lasciar raffreddare molto bene prima di sformarlo e servirlo.
Recipe Notes

Ringrazio Francesca Vassallo per la sua ricetta, che in alcuni dosaggi ho leggermente modificato.

Il dolce si conserva per diversi giorni in un contenitore ermetico ben chiuso, in luogo fresco ma non umido.


Che dire quindi di questa meraviglia? Provatelo!
Non è bellissimo, oltre che delizioso?
Può sembrare complicato da fare ma non è assolutamente così: otterrete un dolce davvero scenografico e meraviglioso anche da presentare se avete ospiti a casa; piacerà a tutti per la sua leggerezza e profumo….
Insomma: spero di avervi convinto sulla sua bontà!

alla mensa coi santi

Questo mese Miria realizzerà per San Giovanni dei tortelli alle erbette e Monica invece, sempre per lo stesso Santo, un secondo piatto ligure, la torta di riso salata.
Come sempre questo che vedete sopra è il nostro banner; si trova a lato destro del mio blog, voi potrete cliccarci sopra per vedere tutta la raccolta delle nostre ricette.
Inoltre, ogni primo giorno del mese, la nostra rubrica arriverà puntuale da tutti voi ; come fatto finora, ognuna di noi vi parlerà di una ricetta legata ad un Santo in particolare, cercando di comporre anche un piccolo menù.

Spero di avervi deliziato con la mia ricetta e soprattutto di avervi fatto scoprire qualcosa in più relativamente alle tradizioni della nostra bella Italia.
Io come sempre vi aspetto su queste paginette pasticcione e vi dò appuntamento alla prossima idea…
Un caro saluto e a presto!

simona




Ciambelle salate all’anice di San Michele

Le ciambelle salate all’anice di San Michele, sono una sorta di taralli, e vengono preparate in occasione della festa del Santo l’otto maggio, in particolare nella zona di Virtorchiano, nel Lazio, ai piedi dei monti Cimini.

Buongiorno a tutti amici ed amiche, ritorno anche oggi, primo del mese, con una bella ricetta, per l’appuntamento con la rubrica “Alla mensa coi santi“, scritta insieme alle amiche Monica e Miria
Questa volta vi parlerò di San Michele Arcangelo, un santo al quale io sono molto devota perchè lo invoco spesso nei momenti di difficoltà.
Effettivamente questo santo si festeggia sia l’8 maggio che il 29 settembre: l’otto maggio è l’anniversario delle apparizioni, il ventinove di settembre la dedicazione della basilica; la festa dell’Apparizione dell’8 Maggio fu istituita da papa Pio V (1566- 1572)
La ricetta che voglio proporvi l’ho estrapolata da qui (ho diminuito le dosi ed ho realizzato pezzature un po’ più piccole) ed è tipica della zona di Vitorchiano nel Lazio; io ho trovato varie informazioni e spero di essere riuscita a riproporla nel modo più fedele possibile all’originale.
Queste ciambelle salate all’anice di San Michele, sono simili a dei grandi taralli, impastati, lasciati lievitare, bolliti e poi cotti in forno, con l’aggiunta di anice che li rende profumatissimi ed irresistibili: provatele e mi darete ragione!



San Michele, dall’ebraico “chi come Dio?”, è capo supremo dell’esercito celeste, degli angeli fedeli a Dio.
Antico patrono della Sinagoga oggi è patrono della Chiesa Universale, che lo ha considerato sempre di aiuto nella lotta contro le forze del male; patrono della Chiesa Cattolica, dei poliziotti, radiologi, farmacisti e droghieri.
Il nome dell’arcangelo Michele, è citato cinque volte nella Sacra Scrittura; tre volte nel libro di Daniele, una volta nel libro di Giuda e nell’Apocalisse di s. Giovanni Evangelista e in tutte le cinque volte egli è considerato “capo supremo dell’esercito celeste”, cioè degli angeli in guerra contro il male, che nell’Apocalisse è rappresentato da un dragone con i suoi angeli.
Sconfitto nella lotta, fu scacciato dai cieli e precipitato sulla terra; in altre scritture, il dragone è un angelo che aveva voluto farsi grande quanto Dio e che Dio fece scacciare, facendolo precipitare dall’alto verso il basso, insieme ai suoi angeli che lo seguivano.
Michele è stato sempre rappresentato e venerato come l’angelo-guerriero di Dio, rivestito di armatura dorata in perenne lotta contro il Demonio, che continua nel mondo a spargere il male e la ribellione contro Dio.
Egli è considerato allo stesso modo nella Chiesa di Cristo, che gli ha sempre riservato fin dai tempi antichissimi, un culto e devozione particolare, considerandolo sempre presente nella lotta che si combatte e si combatterà fino alla fine del mondo, contro le forze del male che operano nel genere umano.

Dal sito www.santiebeati.it

A Vitorchiano, in provincia di Viterbo, il comitato Festeggiamenti San Michele Arcangelo (composto da volontari del paese) insieme alla Pro Loco locale, si occupa della preparazione della famosa ciambella e dell’organizzazione dei festeggiamenti del patrono.
Leggenda vuole che, queste famose ciambelle siano imparentate con i tarallucci pugliesi: questo perchè dalla Puglia un parroco si trasferì a Vitorchiano ed insegnò ai parrocchiani questa ricetta; nella preparazione a posto del finocchietto selvatico, che al Sud è facilmente reperibile in grosse quantità, si preferì sostituirlo con i semi di anice.
La ciambella viene preparata con acqua e farina, a cui si aggiunge olio extra vergine di oliva, sale e anice; ha una lunga e laboriosa preparazione con una doppia cottura, prima bollita e poi cotta al forno per farle raggiungere la giusta consistenza, croccante fuori e morbida dentro.
La Ciambella è l’emblema della festa per significare una straordinaria testimonianza di inventiva, creatività e gusto del territorio; si accompagna infatti perfettamente con i vini dolci e profumati della Tuscia.

Notizie prese dal sito www.tusciaup.com


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Ciambelle salate all'anice di San Michele
Le ciambelle salate all’anice di San Michele, sono una sorta di taralli, e vengono preparate in occasione della festa del Santo l’otto maggio, in particolare nella zona di Virtorchiano, nel Lazio, ai piedi dei monti Cimini.
Tempo di preparazione 20 minuti
Tempo di cottura 35 minuti
Tempo Passivo 2-3 ore
Porzioni
ciambelle
Tempo di preparazione 20 minuti
Tempo di cottura 35 minuti
Tempo Passivo 2-3 ore
Porzioni
ciambelle
Istruzioni
  1. Sciogliere il lievito di birra nell'acqua tiepida, versare il composto in una planetaria col gancio da impasto (ma si può impastare anche a mano) poi aggiungere la farina ed amalgamare, aggiungendo poco alla volta anche l'olio ed il sale.
  2. Versare il vino in un bicchiere, aggiungendoci l'anice lasciandolo in ammollo per alcuni minuti; versarlo poi nell'impasto, sempre con l'impastatrice in movimento: si dovrà ottenere un bel composto morbido ed elastico. Toglierlo dall'impastatrice, metterlo in una ciotola pulita e lasciarlo lievitare coperto in luogo tiepido ed al riparo da correnti d'aria (io di solito lo lascio nel forno spento con la luce accesa) per circa due-tre ore, deve quasi raddoppiare.
  3. Una volta trascorso questo tempo, portare ad ebollizione una capace pentola con acqua bollente e nel frattempo sulla spianatoia iniziare a formare le ciambelle: dividere l'impasto in otto-dieci pezzi e con ciascun pezzo creare un salsicciotto lungo lungo della larghezza di un dito. Formare la prima ciambella arrotolando e intrecciando il salsicciotto su se stesso, poi saldandone le estremità; continuare così per le tutte le altre. Accendere il forno e pre-riscaldarlo a 180° con funzione statica.
  4. Immergere le ciambelle nell'acqua bollente una alla volta, ed appena vengono a galla tirarle fuori con un mestolo forato, scolarle, ed adagiarle su una teglia con carta da forno. Praticare qualche taglietto con un coltello affilato sulla superficie di ogni ciambella, infornare e cuocere per circa 25-30 minuti: si devono dorare bene e rimanere croccanti all'esterno e più morbide al'interno. E' importante tenerle d'occhio, ogni forno ha la propria resa...
  5. Sfornare, lasciar raffreddare e gustare.
Recipe Notes

Ricetta presa da questo sito

Si conservano ben chiuse per alcuni giorni in un contenitore ermetico in luogo fresco ma non umido: la dispensa di casa andrà benissimo.


alla mensa coi santi

Come sempre questo è il nostro banner; io lo metterò a lato destro del blog così potrete cliccarci sopra per vedere tutta la raccolta delle nostre ricette.
Inoltre, ogni primo giorno del mese, la nostra rubrica arriverà puntuale da tutti voi ; come fatto finora, ognuna di noi vi parlerà di una ricetta legata ad un Santo in particolare, cercando di comporre anche un piccolo menù.

Oltre alla mia ricettache farà da apri-pista al nostro menù, Monica ci mostrerà il suo Baccalà alla Ceraiola per festeggiare Sant’Ubaldo, Miria invece realizzerà il dolce, i canestrelli di Vaie per San Pancrazio.

Vi aspettiamo sui rispettivi blog per scoprire insieme questo menù davvero speciale, e vi ringraziamo come sempre per apprezzare la nostra rubrica e la voglia di condividere insieme queste belle tradizioni italiane!

Io vi mando anche un abbraccio a vi auguro un sereno fine settimana….sempre col mio motto: ce la faremo!
A presto

simona




Risi e bisi per San Marco

Risi e Bisi per San Marco, è un primo piatto a base di riso, pancetta e piselli, preparato per il 25 aprile, festa del Santo, a Venezia e provincia

Anche questo mese insieme alle amiche Miria e Monica, ritorno con l’appuntamento “Alla mensa coi Santi” ,rubrica molto interessante che ogni mese ci porta a scoprire qualche nuova tradizione della nostra bella Italia.
Nonostante sia ferita, la nostra bella Italia risorgerà; guariremo, tutto tornerà a sorridere e a risplendere: andrà tutto bene.
Questo mese io ho voluto portare una ricetta tipica del veneto, in particolare di Venezia: i risi e bisi per San Marco, un primo piatto a base di riso e piselli, molto conosciuto ed apprezzato davvero da tutti.
La tradizione ricorda che, il giorno di San Marco, il 25 di aprile, a Venezia e in tutta la Serenissima Repubblica era usanza mangiare questo piatto, i risi e bisi, tradizione che continua tutt’ora sempre in queste zone.



Risi e bisi è una delle pietanze più note della cucina veneta.
Pare sia nata tra gli isolotti della Repubblica di Venezia, e il 25 aprile, giorno di San Marco, patrono di Venezia, il Doge doveva mangiare risi e bisi seguendo un preciso cerimoniale (poareto!).
Sembra comunque che questo piatto abbia origini ancora più antiche e si farebbe addirittura risalire all’epoca bizantina.
La sua terra d’origine si potrebbe localizzare nella zona a sud di Vicenza, nella frazione di Lumignano, dove si coltivano i piselli più buoni d’Italia…e nella bassa non mancano certo le risaie.
Il “risi e bisi” non è né un risotto né una minestra, ma una via di mezzo, cioè non dev’essere né troppo asciutto né troppo brodoso
“.

Notizie tratte dal sito Gastronomiamediterranea.com

Ebreo di origine, San Marco nacque probabilmente fuori della Palestina, da famiglia benestante. San Pietro, che lo chiama «figlio mio», lo ebbe certamente con sè nei viaggi missionari in Oriente e a Roma, dove avrebbe scritto il Vangelo.
Oltre alla familiarità con san Pietro, Marco può vantare una lunga comunità di vita con l’apostolo Paolo, che incontrò nel 44, quando Paolo e Barnaba portarono a Gerusalemme la colletta della comunità di Antiochia; al ritorno, Barnaba portò con sè il giovane nipote Marco, che più tardi si troverà al fianco di san Paolo a Roma. Nel 66 san Paolo ci dà l’ultima informazione su Marco, scrivendo dalla prigione romana a Timoteo: «Porta con te Marco. Posso bene aver bisogno dei suoi servizi». L’evangelista probabilmente morì nel 68, di morte naturale, secondo una relazione, o secondo un’altra come martire, ad Alessandria d’Egitto. Gli Atti di Marco (IV secolo) riferiscono che il 24 aprile venne trascinato dai pagani per le vie di Alessandria legato con funi al collo. Gettato in carcere, il giorno dopo subì lo stesso atroce tormento e soccombette.
Il suo corpo, dato alle fiamme, venne sottratto alla distruzione dai fedeli. Secondo una leggenda due mercanti veneziani avrebbero portato il corpo nell’828 nella città della Venezia; le reliquie furono accolte con grande onore dal doge Giustiniano Partecipazio, figlio e successore del primo doge delle Isole di Rialto.
Venne costruita una basilica portata a termine nell’832; la cerimonia della sua dedicazione e consacrazione, avvenne il 25 aprile 1094.
Venezia restò indissolubilmente legata al suo Santo patrono, il cui simbolo di evangelista, il leone alato che artiglia un libro con la già citata scritta: “Pax tibi Marce evangelista meus”, divenne lo stemma della Serenissima, che per secoli fu posto in ogni angolo della città ed elevato in ogni luogo dove portò il suo dominio.
San Marco è patrono dei notai, degli scrivani, dei vetrai, dei pittori su vetro, degli ottici; la sua festa è il 25 aprile, data che ha fatto fiorire una quantità di detti e proverbi.

Notizie tratte dal sito Santiebeati.it


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Risi e Bisi per San Marco
Risi e Bisi per San Marco, è un primo piatto a base di riso, pancetta e piselli, preparato per il 25 aprile, festa del Santo, a Venezia e provincia
risi e bisi per san marco
Tempo di preparazione 10 minuti
Tempo di cottura 15 minuti
Porzioni
persone
Ingredienti
Tempo di preparazione 10 minuti
Tempo di cottura 15 minuti
Porzioni
persone
Ingredienti
risi e bisi per san marco
Istruzioni
  1. Sgranare i piselli, fare un fondo di cottura con la cipolla finemente tritata, l'olio e la pancetta, facendo rosolare un po'; incorporare i piselli e cuocere alcuni minuti, aggiungendo un po' di brodo.
  2. Unire ancora il rimanente brodo, e poi aggiungere il riso, mescolando sino a fine cottura, unendo sale e pepe a piacere; la consistenza dovrà essere quella di una minestra nè troppo liquida nè troppo densa.
  3. Unire il parmigiano, il burro e mantecare a fuoco spento per qualche minuto; servire caldissimo spolverizzando con abbondante prezzemolo tritato.
Recipe Notes

Per correttezza tengo a precisare che, rispetto alla ricetta del libro, ho apportato qualche piccola variante nelle dosi di alcuni ingredienti.


alla mensa coi santi

Che dire?!
E’ un piatto molto buono, forse una volta considerato povero, ma secondo me non è proprio così, perchè al suo interno contiene, oltre al riso di base, anche legumi e pancetta che lo rendono completo: noi l’abbiamo molto gradito.
Io l’ho realizzato seguendo una versione tratta dal libro “Santi a tavola“edito da Tassotti Editore, ma in rete esistono comunque tantissime ricette; ho voluto affidarmi a questa perchè volevo il più possibile trovarne una fedele alla tradizione.

Come sempre questo che vedete sopra è il nostro banner; io lo metterò a lato destro del blog così potrete cliccarci sopra per vedere tutta la raccolta delle nostre ricette.
Inoltre, ogni primo giorno del mese, la nostra rubrica “Alla mensa coi santi” arriverà puntuale da tutti voi ; come fatto finora, ognuna di noi vi parlerà di una ricetta legata ad un Santo in particolare, cercando di comporre anche un piccolo menù.

Questo mese io partirò appunto con i Risi e Bisi, primo piatto dedicato a San Marco (Venezia); Monica preparerà il polpettone con l’uovo di S.Margherita di Canossa (ricetta veneta) e per finire Miria ci delizierà con un dolce lombardo che io conosco molto bene, il Pan de Mej o pan Meino dedicato a San Giorgio.

Continuate a seguirci con affetto, e se anche voi avete qualche ricetta particolare legata ad un santo, fatecelo sapere!
Grazie per averci seguito sin qui, vi mando un abbraccio ed un caro saluto
A presto

simona




Polpette al tonno di San Giuseppe – Alla mensa coi Santi

Queste polpette al tonno di San Giuseppe, vengono preparate, secondo un’antica tradizione molisana, per onorare il santo, festeggiato il 19 marzo.

Eccoci giunti ad un altro appuntamento con la rubrica “Alla mensa coi Santi“; questo mese il primo è capitato di domenica, e quindi, in questo giorno festivo, arrivo a farvi compagnia con una ricetta dedicata ad uno dei Santi più amati nella tradizione religiosa italiana: San Giuseppe, il marito di Maria e padre putativo di Gesù Cristo.
Ho deciso di realizzare delle polpette di tonno, fritte in padella e successivamente insaporite in un profumato sughetto al pomodoro; la ricetta, della tradizione molisana, è tratta dal libro Santa Pietanza, di Guido Tommasi, scritto da Lydia Capasso e Giovanna Esposito.
Sono davvero squisite!
A casa mia hanno fatto scarpetta e mi hanno fatto promettere di realizzarle ancora; personalmente trovo che siano perfette da alternare a quelle di carne, che spesso compaiono sulla mia tavola, ed anche a quelle di verdura o di cereali…ebbene sì, lo ammetto, tutto ciò che è tondo come una polpetta noi lo amiamo alla follia!
Ma tornando a noi ed alla nostra tradizione, ora vi parlo un po’ meglio di quella molisana, che mi ha fatto scoprire tutto ciò…



A Riccia nel Molise, il pranzo di San Giuseppe, è un momento molto sentito, ed unisce lo spirito di condivisione e di convivialità degli abitanti ad una tradizione antica ed al valore religioso della festa.
Leggevo ciò che scrive Antonio Santoriello, autore e curatore di diversi libri sull’identità Riccese, su questo sito, appunto, a proposito di questa tradizione del pranzo dedicato al Santo.
A San Giuseppe, ogni famiglia riccese offre il pranzo a tre persone che simboleggiano la sacra famiglia; Maria, Giuseppe e Gesù, impersonati solitamente da un uomo sposato, una donna nubile ed un giovane celibe, facenti parte comunque della cerchia di famigliari.
Solitamente la padrona di casa non siede al tavolo, ma offre le pietanze preparate nei giorni precedenti, insieme alle altre donne della famiglia: andrebbero servite tredici portate, che hanno un valore simbolico; ogni famiglia però può scegliere il numero di piatti da servire, arrivando fino a diciannove, diversi fra loro.
Nei sette mercoledì antecedenti la festa, non si deve mangiare carne e questo divieto vale anche per il giorno di San Giuseppe, il 19 marzo; il pranzo che viene proposto dunque è di magro, chiamato in dialetto “Scàmpere” e gli alimenti serviti sono tipici della tradizionale cucina povera molisana, dove spesso vengono riproposti gli ingredienti in più portate.
Uno dei tanti piatti serviti (non sto ad elencarli tutti) è proprio questo, delle polpette di tonno cotte in padella che poi vengono servite con il sugo di pomodoro.
Dopo il pasto, infine, viene offerta alla simbolica Sacra famiglia che ha partecipato al pranzo, un cesto contenente alcune delle pietanze servite, del pane benedetto, un’arancia e una mela: successivamente si possono far assaggiare i piatti a parenti ed amici.

Notizie tratte dal sito di “primonumero.it

San Giuseppe, lo sposo della vergine Maria e padre putativo di Gesù, è venerato il 19 marzo, protettore dei carpentieri, falegnami ma in particolare di tutti i lavoratori e dei padri di famiglia, oltre che dei moribondi.
S. Giuseppe, il più grande dei Santi che la Chiesa veneri dopo la SS. Vergine, era di stirpe reale, ma decaduta. La sua vita sublime rimase nascosta e sconosciuta: nessuno storico scrisse le sue memorie, ma della santità di lui abbiamo le più belle testimonianze nella Sacra Scrittura. Maria trovò in Giuseppe il compagno fedele che l’assistè, la consolò, la difese.
Dio, nei suoi disegni aveva destinato Giuseppe ad essere il padre putativo di Gesù Cristo, e sposo e custode della Vergine Madre; lui gli fu sempre fedele, e viene definito nel Vangelo di Matteo, come un uomo giusto.


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Polpette al tonno di San Giuseppe
Queste polpette al tonno di San Giuseppe, vengono preparate, secondo un’antica tradizione molisana, per onorare il santo, festeggiato il 19 marzo.
Polpette al tonno di San Giuseppe
Tempo di preparazione 15 minuti
Tempo di cottura 90 minuti
Porzioni
persone
Tempo di preparazione 15 minuti
Tempo di cottura 90 minuti
Porzioni
persone
Polpette al tonno di San Giuseppe
Istruzioni
  1. Per prima cosa preparare la salsa di pomodoro, tritando la cipolla e facendola leggermente soffriggere in una casseruola con un po' d'olio; unire la passata di pomodoro, qualche fogliolina di rosmarino tritata al coltello, un pizzico di sale e cuocere per circa un'oretta, mescolandolo ogni tanto, a fuoco lento.
  2. Mettere la mollica a bagno in poco latte e poi strizzarla ben bene. Versarla in una ciotola insieme al Parmigiano grattugiato ed alle uova leggermente sbattute; unire il tonno sgocciolato dall'olio, un poco di prezzemolo tritato, un pizzico di sale ed impastare, ottenendo un composto morbido e malleabile; aggiungere ancora un poco di pane qualora dovesse essere troppo molle.
  3. Formare delle polpette tonde di 5-6 cm di diametro e leggermente schiacciate al centro; cuocerle in padella in olio bollente, quindi successivamente insaporirle un poco nel sugo di pomodoro preparato. Servirle ben calde.

alla mensa coi santi

Come sempre questo è il nostro banner; io lo metterò a lato destro del blog così potrete cliccarci sopra per vedere tutta la raccolta delle nostre ricette.
Inoltre, ogni primo giorno del mese, la nostra rubrica arriverà puntuale da tutti voi ; come fatto finora, ognuna di noi vi parlerà di una ricetta legata ad un Santo in particolare, cercando di comporre anche un piccolo menù.

Questo mese tutte le nostre ricette saranno dedicate a San Giuseppe, anche se provenienti da diverse località italiane… Monica ci regalerà la ricetta ligure dei Frisceu, che possono essere sia dolci che salati, e in questo caso serviti come antipasto; Miria ci regalerà un primo piatto pugliese, Ciceri e tria, ed io vi proporrò le mie polpette al tonno di San Giuseppe, tipiche del Molise.
Vi aspettiamo per scoprire insieme questo menù davvero speciale, e vi ringraziamo come sempre per apprezzare la nostra rubrica e la voglia di condividere insieme queste belle tradizioni italiane!
Un abbraccio e ancora buona domenica

simona




Cubeletti o Gobeletti – Alla mensa coi Santi

I cubeletti o gobeletti, sono dei dolcetti della tradizione ligure, a base di pasta frolla e ripieni di confettura di frutta.

Quando per questo mese io e le mie amiche Miria e Monica ci siamo trovate a decidere quali sarebbero state le ricette della rubrica “Alla mensa coi Santi“, ovviamente non ho avuto nessun dubbio: Io avrei realizzato i Cubeletti o Gobeletti, dolci tipici della Liguria ma in particolare di Rapallo, città alla quale sono particolarmente legata.
Questi dolcetti, che conocevo molto bene già da tempo, sono davvero meravigliosi: formati da un guscio di impasto molto simile ad una frolla scioglievolissima al palato e ripieni di confettura alla frutta, venivano realizzati in occasione della festa di Sant’Agata il 5 febbraio.
I cubeletti a Rapallo si possono trovare in diverse pasticcerie; quella che detiene la ricetta tradizionale è la pasticceria Canepa che li realizza dal 1862, nel pieno rispetto dell’antica ricetta: pensate che addirittura il cubeletto di Rapallo ha ottenuto la De.Co nel 2012!
Il nome “cubeletti” deriva dalla forma a cappellino che questi dolcetti hanno (cubeletto sta per cappelletto), anche se potrebbe avere comunque origine dalla parola ligure che significa “complimenti”….io preferisco pensare ad un cubeletto come ad un piccolo cappelletto, anche per il modo in cui veniva realizzato.
Veniva infatti utilizzato uno stampo a forma di cono, diviso in due parti: uno inferiore a tronco di cono, rivestito di frolla e riempito di confettura (originariamente era quella di mele cotogne) e poi uno superiore, anch’esso foderato di frolla che ricopriva il primo e che chiudeva il “cappellino”.
Molte sono le ricette che si trovano in rete in merito a questi dolcetti, io però per realizzarli mi sono avvalsa di quella riportata nel libro “Santa Pietanza“di Lydia Capasso e Giovanna Esposito, edito da Guido Tommasi.



Ahimè ho cercato di reperire lo stampo originale o comunque quello più idoneo per realizzare queste delizie, ma debbo fare mea culpa, non ci sono riuscita.
Apprezzate i miei cubeletti un po’ grandini, ma assolutamente buonissimi.
Li ho farciti con confettura di albicocche, anche se in origine si utilizzava quella di mela cotogna; e devo dire, con gran soddisfazione, che a casa li hanno graditi tantissimo.
Ammetto che, conoscendo molto bene gli originali, ci sono andata abbastanza vicino ed ho comunque ottenuto un risultato abbastanza buono; migliorerò…

Lascio qualche accenno anche su Sant’Agata, la santa vergine e martire venerata il 5 di febbraio e per il quale questi cubeletti o gobeletti venivano preparati per festeggiarla, nelle varie fiere di Liguria organizzate per l’occasione.
Sant’Agata nacque nei primi decenni del III secolo a Catania in una ricca e nobile famiglia di fede cristiana.
Verso i 15 anni volle consacrarsi a Dio; il vescovo di Catania accolse la sua richiesta e le impose il velo rosso portato dalle vergini consacrate.
Il proconsole di Catania Quinziano, la vide e se ne invaghì, così, in forza dell’editto di persecuzione dell’imperatore Decio, l’accusò di vilipendio della religione di Stato, ed ordinò che la portassero al Palazzo pretorio.
Siccome i tentativi di seduzione da parte del proconsole non ebbero alcun risultato, furioso, l’uomo imbastì un processo contro di lei: interrogata e torturata Agata però resisteva nella sua fede.
Si dice che Quinziano, al colmo del furore le fece addirittura strappare o tagliare i seni con enormi tenaglie; la giovane però, dopo una visione, fu miracolosamente guarita.
Fu ordinato allora che venisse bruciata, ma un forte terremoto evitò l’esecuzione; il proconsole la fece così togliere dalla brace e la fece riportare agonizzante in cella, dove però morì qualche ora dopo.
Era il 251.

Notizie prese dal sito Santi e beati.it


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Cubeletti o gobeletti
I cubeletti o gobeletti, sono dei dolcetti della tradizione ligure, a base di pasta frolla e ripieni di confettura di frutta
cubeletti o gobeletti
Tempo di preparazione 20 minuti
Tempo di cottura 15 minuti
Tempo Passivo 1 ora
Porzioni
gobeletti
Ingredienti
Per la pasta
Per il ripieno
Tempo di preparazione 20 minuti
Tempo di cottura 15 minuti
Tempo Passivo 1 ora
Porzioni
gobeletti
Ingredienti
Per la pasta
Per il ripieno
cubeletti o gobeletti
Istruzioni
  1. In una capiente ciotola impastare tutti gli ingredienti fino ad ottenere una pasta morbida e liscia, non appiccicosa. Formare una palla di impasto, avvolgerla nella pellicola alimentare e porre in frigo a riposare per circa 1 ora.
  2. Trascorso questo tempo, riprendere l'impasto ben freddo e stenderlo, ad uno spessore di circa mezzo centimetro; foderare degli stampini a forma di tronco di cono precedentemente unti di burro ed infarinati. Riempirli con la confettura e poi con dei dischetti di impasto richiuderli, sigillando bene. A me sono venuti sei cubeletti un po' grandini rispetto a quelli tradizionali, purtroppo non avevo gli stampi adatti, ho usato quelli più simili che avevo in casa!)
  3. Cuocere in forno pre-riscaldato a 180° per circa 15 minuti, i cubeletti devono dorarsi appena in superficie. Lasciarli raffreddare completamente prima di sformarli e, a piacere, spolverizzarli di zucchero a velo prima di servire.
Recipe Notes

Se volete attenervi alla ricetta della tradizione, utilizzate la confettura di mela cotogna al posto di quella di albicocca.


Questo mese Monica vi porterà nel Lazio, con le sue cannacce di Sant’Apollonia
Miria sarà in Campania con le polpette di San Biagio
….ed infine ci sarò io che vi porterò in Liguria con il dolce, questi cubeletti o gobeletti davvero speciali!

Ricordate che cliccando sul banner al lato destro del blog potrete trovare tutte le ricette da noi realizzate per questo appuntamento mensile: e mi raccomando, continuate a seguirci con affetto, e se anche voi avete qualche ricetta particolare legata ad un santo, fatecelo sapere!
Io come sempre vi ringrazio, e vi dò appuntamento con questa rubrica al primo del prossimo mese con altre ricette belle ed interessanti…per il resto sono sempre qui, a farvi compagnia su queste paginette pasticcione.
A presto e grazie!

simona




Polpette di Sant’Antonio – Alla mensa coi Santi

Le polpette di Sant’Antonio sono un secondo piatto tipico di Assisi, realizzato solitamente in occasione della ricorrenza di Sant’Antonio Abate.

Di nuovo buon anno amici ed amiche, oggi vi voglio parlare di un bellissimo progetto e di una bella novità!
Anno nuovo, rubrica nuova….eh sì, la Simo ama le sfide e così, insieme a Miria e a Monica, ne abbiamo pensata un’altra delle nostre: da questo mese infatti, partirà una nuova rubrica che si chiamerà “Alla mensa coi santi”, dedicata a ricette tipiche regionali realizzate per festeggiare e commemorare alcuni dei tantissimi Santi venerati in calendario.
Una bella sfida, vero?!
Bella ed interessante, sì; come sempre dietro a queste rubriche c’è una ricerca che arricchisce sia noi che voi…
È così bello scoprire abitudini, usi e costumi di tanti luoghi e regioni, che magari nemmeno immaginavamo!
Così, anche questa volta mi sono messa in gioco, ed ho deciso di provare la ricetta di un santo al quale mia nonna era devota, Sant’Antonio Abate.
E voi lo conoscete questo santo?



Sant’Antonio Abate è il protettore degli animali e si festeggia solitamente il 17 gennaio; in questa giornata tradizionalmente vengono benedetti gli animali e le stalle, invocando la sua protezione, ed accesi dei grandi falò in segno di purificazione, abbandonando così tutto ciò che appartiene ai mesi passati, per rinnovarsi col nuovo anno.
Sant’Antonio Abate nacque a Coma, in Egitto, e, intorno ai vent’anni abbandonò tutto per fare vita solitaria e monastica, dedicandosi alla preghiera ed alla contemplazione.
Già in vita, attratti dalla fama di santità, da lui accorrevano pellegrini e bisognosi da ogni parte dell’Oriente; addirittura andò da lui anche l’imperatore Costantino con i suoi figli.
Morì ultracentenario nel deserto della Tebaide proprio il 17 gennaio del 357, e la sua vita venne raccontata da un suo discepolo, Sant’Atanasio, che contribuì a farlo conoscere nella Chiesa.
S.Antonio Abate viene raffigurato con un bastone in mano, il fuoco ai suoi piedi, un tau ed un maiale accanto a lui.

Io ho deciso di realizzare una ricetta presa dal sito della mia amica Miria, umbra e bravissima cuoca, rispettosa delle tradizioni del suo paese; ho scoperto quindi proprio da lei, questa ricetta legata alla venerazione del Santo.
Sant’Antonio Abate infatti è il patrono di Santa Maria degli Angeli, frazione di Assisi.
In questa località, anni fa, transitavano le carrozze postali che passavano nella tratta Firenze- Roma e vi era la stazione per il cambio dei cavalli e dei postiglioni.
Nel periodo fra il 1850 e il 1860, nel borgo si diffuse una grave epidemia che colpì proprio i cavalli delle scuderie della zona; i proprietari si rivolserò così a Sant’Antonio Abate protettore degli animali, invocandolo nelle preghiere e pregando i frati francescani di celebrare un triduo in onore del santo, di cui in quei giorni ricorreva la festa.
Ed avvenne il miracolo…l’epidemia cessò, e, in ringraziamento a quanto avvenuto, la festa venne in seguito celebrata in gran solennità, con processioni per le vie del paese e distribuendo ai poveri un piatto di cibo, denominato per l’appunto “Il piatto di Sant’Antonio”.
Questo piatto era composto da un po’ di maccheroni, due fette di carne in umido, quattro salsicce, due polpette, un po’ di pane, mezzo litro di vino e due mele; per organizzare la festa e per poter offrire negli anni a venire questo piatto ai poveri, venne istituita una prioranza, composta da 4 priori, da rinnovarsi anno per anno.
Per devozione però, questo piatto in seguito venne reclamato da tutta la popolazione, e quindi è rimasto nella tradizione di questa festa, appunto celebrata la domenica successiva al giorno 17 di gennaio, data di venerazione del santo; non potendo dare a tutti un piatto così completo gratuitamente, venne deciso un prezzo minimo, rimasto nel tempo sempre basso rispetto al valore di quanto offerto.

Queste informazioni sono tratte dal sito di Famiglia Cristiana e da Cathopedia.

Queste mie polpette di Sant’Antonio sono quindi realizzate con la ricetta tipica umbra che Miria riporta qui, nel suo bellissimo blog ricco di ricette della tradizione; la loro particolarità è di avere come ingredienti, oltre alla carne, anche uvette e pinoli, e di essere cotte nel sugo di pomodoro.
Sono davvero deliziose e vi consiglio di provarle quanto prima…a casa mia le hanno divorate, e proverò ogni tanto a proporre anche questa versione perchè è davvero molto buona, anche per cambiare un po’ dal mio solito modo di cucinarle.
Se vorrete, comunque cliccando sulla parola polpette, ne vedrete delle belle…(negli anni ne ho realizzate davvero tantissime).


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Polpette di Sant'Antonio
Le polpette di Sant'Antonio sono un secondo piatto tipico di Assisi, realizzato solitamente in occasione della ricorrenza di Sant'Antonio Abate.
Polpette di Sant'Antonio
Tempo di preparazione 20 minuti
Tempo di cottura 30 minuti
Porzioni
polpette
Tempo di preparazione 20 minuti
Tempo di cottura 30 minuti
Porzioni
polpette
Polpette di Sant'Antonio
Istruzioni
  1. In un piatto, ammollare il pane con un po' d'acqua; successivamente strizzarlo bene e metterlo in una ciotola. Aggiungere le carni, l'uovo leggermente sbattuto, il pecorino, sale, pepe uvetta e pinoli. Amalgamare il tutto con le mani, poi mettere un attimo da parte.
  2. In un tegame versare due cucchiai di olio, far scaldare il tutto, poi unire il sugo di pomodoro, mezzo bicchiere d'acqua, sale e pepe a piacere ed alcune foglie di basilico. Far cuocere per qualche minuto a fiamma vivace portando a bollore, poi abbassare la fiamma, mettere il coperchio e cuocere per una decina di minuti.
  3. Riprendere l'impasto di carne e con le mani formare otto polpette ben tonde; unirle nel tegame col sugo e cuocerle per altri 10-15 minuti. Una volta pronte, cospargere con un pizzico di basilico tritato (non essendo in stagione io ho usato un pizzico di origano secco) e servire ben calde!
Recipe Notes

Molto importante è servire queste polpette con tanto pane: la scarpetta nel sugo è assicurata!


Questo il nostro banner; io lo metterò a lato destro del blog così potrete cliccarci sopra per vedere tutta la raccolta delle nostre ricette.
Inoltre, ogni primo giorno del mese, la nostra rubrica arriverà puntuale da tutti voi (questo mese abbiamo deciso, viste le festività, di farla uscire eccezionalmente il 4); ognuna di noi vi parlerà di una ricetta legata ad un Santo in particolare, cercando di comporre anche un piccolo menù.

Questo mese quindi Monica vi parlerà di San Giovanni Bosco con una ricetta tipica Piemontese, la Polenta di castagne con salsiccia; io vi propongo le mie polpette di Sant’Antonio Abate e Miria infine ci porterà a Ferrara a venerare Sant’Agnese con dei tortelli dolci davvero favolosi…
Vi aspettiamo quindi, e nel frattempo godetevi queste ricette e se vi va, replicatele e…. poi fatecelo sapere!
Buona giornata a tutti e ancora buon 2020, a prestissimo!

simona